Sono nato in un paese e ricordo la mia infanzia, la ragazza nella piazza, la domenica mattina,
e le pietre del Titerno, sono bianche... senza età.
(Guido Lombardi d'Aquino)

San Lorenzello,dolce asil montano, che lo stanco viandante quieto accoglie,
tra lo scroscio d'acque e tra stormir di foglie all'ombra del boschivo Monterbano
(Maria Luisa d'Aquino)

Guardo il tuo muro, Filippo, e socchiudo gli occhi. Un vortice tumultuoso mi travolge lasciando affiorare il retaggio ancestrale... mi abbandono ad esso e in un attimo sono lì, al cospetto di Lugh e poi di Gambara.
Che meraviglia! Riapro gli occhi e sorrido... e tutto appare infinitamente piccolo,
mentre percorro con passi lenti i sentieri di un tempo antico
(Lino Lavorgna)

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domenica, 10 giugno 2007

UN VIAGGIO A RITROSO NEL TEMPO

Una vecchia foto stimola lontani ricordi e un intrepido imprenditore, Michele di Leone,  decide di organizare un raduno dei vecchi compagni di classe e degli insegnanti, dopo 58 anni.  L'encomiabile iniziativa si è tenuta presso il suggestivo ritrovo del "Monticello", a Faicchio. Tra gli invitati anche Giuseppina Federico, a quel tempo insegnante elementare proprio a Faicchio. Giuseppina Federico, l'adorata Madre dell'autore di questa nota, su richiesta del suo allievo Michele di Leone, ha scritto una riflessione sull'evento, pubblicata ieri dal quotidiano "IL SANNIO", che trascrivo di seguito.

lino lavorgna

 
LE RADICI PROFONDE NON GELANO
 
Michele di Leone emise i primi vagiti nel 1939, quando il mondo già incominciava a tremare per i venti di guerra che spiravano con crescente insistenza. La sua infanzia è quella comune a tanti giovani pargoli, temprati dalle difficoltà ancora nitide nella mente di chi ha vissuto quegli anni terribili.
Ricordo un bimbo vivace, dalla fantasia fluida, sensibile, attento e scrupoloso, con tratti comportamentali che lasciavano presagire una naturale propensione alla leadership, magistralmente confermata dalla sua storia personale.
Michele di Leone è stato toccato al cuore da una vecchia foto del 2 Aprile 1949, che lo ha proiettato, con un simbolico viaggio nel tempo, nel cuore della sua fanciullezza, richiamando dai meandri della memoria i momenti salienti di un tempo lontano. Batte forte il cuore di Michele, mentre scorre all’indietro le lancette dell’orologio, con la velocità della luce. E’ in questi momenti che affiora la differenza tra chi sa solo crogiolarsi nei ricordi nostalgici e chi, invece, ha forza e capacità per perpetuare l’antico rito dell’eterno ritorno. Bastano pochi attimi per decidere ed ecco che tutti i vecchi compagni di classe, sparsi nei cinque continenti, sono raggiunti da un invito, piacevolmente e orgogliosamente onorato sabato scorso, nella splendida Tenuta del Monticello, alle falde di quel monte Acero sulla cui sommità è possibile scorgere le vestigia dei primi insediamenti umani del territorio.
Grazie a Michele abbiamo potuto rivivere un periodo felice della nostra vita, caratterizzato da quella catartica palingenesi che si alimentava dalle ceneri di un mondo ancora parzialmente in rovina e sostenuto da quei valori che venivano tramandati e recepiti come un patrimonio indissolubile dell’esistenza umana e che, via via, sarebbero stati travolti dalle nuove mode e dai nuovi costumi.
Porto Massa di Faicchio nel mio cuore, perché è lì che ho iniziato la mia carriera di educatrice. E’ lì che ebbi la mia prima grande soddisfazione di giovane maestra, ricevendo un encomio dall’austero Ispettore Raffio, che scrisse una nota di merito sul registro di classe, da me ancora gelosamente custodito: “Mi compiaccio per il lodevole profitto della scolaresca”. Della scolaresca faceva parte anche Michele di Leone.
Uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, Jon Ronald Reuel Tolkien, nella sua opera più famosa scrisse la frase che ho utilizzato come titolo di questo commento: “Le radici profonde non gelano”.
La cerimonia di sabato sancisce in modo indissolubile quanto sia vera questa asserzione, tra l’altro trasparsa anche nelle toccanti parole pronunciate proprio da Michele. Molti convenuti vivono in Australia, Argentina, Canada, Stati Uniti, Gran Bretagna e non hanno esitato ad affrontare un lungo viaggio per ritemprare il proprio spirito con un “tuffo nelle radici”. E questo è possibile solo se si è pervasi da quei nobili sentimenti che speriamo non si affievoliscano mai, anche se oggi sono minati e vilipesi da un preoccupante decadimento culturale, etico e sociale.
Michele ha esortato, altresì,  chi ha avuto la fortuna di rimanere nell’amata terra natia ad impegnarsi al massimo per farla progredire in modo sempre più rigoglioso.
Un bel presupposto che mi permetto di integrare con un augurio: quello di vedere i figli dei nostri figli capaci di riprendere in mano le redini della vita, percorrendo i sentieri della Tradizione e abbandonando le facili rotte della dissoluzione e del vacuo, che attanagliano e avvelenano il tempo moderno. Un evento come quello organizzato da Michele, che concilia il passato con il futuro, rendendo gradevole il presente, rappresenta un portale di grande valenza simbolica. Che da esso possa germogliare un fiore. Un fiore di speranza per un mondo migliore.
 
Giuseppina Federico


Giuseppina Federico e il suo allievo Michele di Leone


1949-2007: Ancora insieme dopo 58 anni.

GIUSEPPINA FEDERICO - 1954. Archivio Lino Lavorgna
Giuseppina Federico in una foto del 1954

Postato da: SANLORENZELLO a 12:22 | link | commenti
giuseppina federico